A scuola

Niente privacy e niente diritti

L’anno scolastico 2021-2022 è cominciato con i peggiori auspici, con gli insegnanti che interrogavano gli alunni sullo stato vaccinale degli studenti. Non sono bastate le tirate d’orecchie da parte del Garante della Privacy, perché questa abitudine pericolosa è ancora presente in alcune scuole d’Italia.

Ma non è tutto. Con l’imminente entrata in vigore dell’obbligatorietà del siero per il personale scolastico, pare che per gli insegnanti non esista più né la privacy né il diritto al lavoro. Se prima dovevano solo esibire il lasciapassare, adesso devono dimostrare di essere inoculati, altrimenti scatterà la sospensione senza retribuzione.

È iniziato tutto con l’attacco alla privacy

Ormai dovremmo essere abituati al modus operandi del Governo, che toglie i diritti a poco a poco, una alla volta. Appena le persone accettano di rinunciare ad un diritto, ecco che ne viene tolto un altro. È così che stiamo facendo la fine della rana bollita.

Una rana in un pentolone pieno d’acqua fredda, non proverà a scappare, perché non fiuta ancora il pericolo. Se l’acqua si riscalda a poco a poco, la rana crede di essere ancora in tempo per saltare e resterà nel pentolone. Quando l’acqua diventa troppo calda, ormai la rana non ha più le forze per saltare e muore bollita.

Quest’anno le restrizioni a scuola sono iniziate con l’attacco alla privacy, ma in qualche modo è stata messa una pezza. Per le insegnanti bastava il lasciapassare, rilasciato dopo il siero, il tampone o la guarigione dal Covid. Non c’era modo di conoscere lo stato vaccinale dell’insegnante, quindi la privacy, almeno in teoria, era al sicuro.

Adesso, però, il cappio si restringe e oltre alla privacy, gli insegnanti hanno perso anche il diritto al lavoro. Con introduzione dell’obbligo vaccinale, gli insegnanti che non hanno ceduto al ricatto del siero, già puniti con la tortura del tampone, subiranno la pubblica gogna e l’allontanamento dalla cattedra.

Resistere per non finire come la rana bollita

L’ambiente scolastico è molto conservatore e si dà molta importanza all’apparenza e all’approvazione sociale. Tantissimi insegnanti contrari alle rigide regole della dittatura sanitaria, facevano la fila in farmacia ogni due giorni per il tampone, in silenzio, per poi entrare a scuola come se nulla fosse.

In tanti, pur di non perdere il posto di lavoro e il preziosissimo contatto con gli alunni, hanno accettato il compromesso e provato a tirare avanti. Adesso il tempo dei compromessi è finito. O si resiste o si soccombe.

Parliamo ovviamente di una resistenza pacifica, ghandiana, non-violenta, ma al tempo stesso determinata e ferma. Il Governo vuole affamare i dissidenti che non accettano il siero. Togliere il lavoro a chi non cede al ricatto, significa anche spogliare quella persona della sua dignità.

I diritti su cui si fonda la nostra società, come il lavoro, la solidarietà, la libertà di scelta e la salute, si stanno dissolvendo. E quel che è peggio, il Governo non ha alcuna intenzione di fermare qui questa deriva antidemocratica.

Prima è toccato ai sanitari e adesso è il turno degli insegnanti e delle forze dell’ordine. L’obbligo vaccinale si espande come una macchia nera di petrolio che insozza pian piano ogni categoria lavorativa. Tutto lascia supporre che l’obbligo vaccinale verrà gradualmente esteso a tutti.

Perché il Governo ha deciso che tutti devono avere il lasciapassare, così da esercitare il controllo economico su ogni persona, come accade già in Cina con il sistema del credito sociale. È tempo di alzare la testa e resistere, perché stanno già puntando sui bambini, che sono il nostro futuro.

A scuola i diritti sono negati

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